Non vinca il migliore

(30 Set 07)

Massimo Gramellini
Ci siamo. Per degli animali derbivori come noi, l’astinenza è stata lunga e dolorosa. Gli ultimi giorni anche peggio: mica facile aggirarsi per strada incrociando gli sguardi perplessi & depressi dei fratelli granata e i sorrisi obliqui degli juventini. Pigiami in maschera che ti sussurrano messaggi untuosi a prova d’amuleto: «Tanto vincete voi…».

E pigiami sinceri, dunque spietati: «Meglio se stacchi il telefono dopo la partita…». Non ci penso nemmeno: se fossi nato cuor di coniglio, mica avrei scelto il Toro. L’hobbit granata che è in me fende gli eserciti a strisce di Mordor sventolando con orgoglio la cravatta granata come una vela nella tempesta. La barca ha preso un po’ d’acqua, ultimamente, ma resta solida, e non capitava da decenni: un presidente, una società, un grande allenatore mezzo matto ma tutto vero, persino un’idea di squadra. Certo, la difesa sa di burro, l’adorato Rosina ha la bua e farà gol al ritorno come Vailatti e Di Michele, ma intanto adesso si ferma pure lui ai box.

Forse mia moglie verrà per la prima volta allo stadio perché, dice, sono curiosa di vedere come ti comporti durante un derby dal vivo. Come vuoi che mi comporti? Malissimo. L’importante è non prenderla, e non prendersi, troppo sul serio. Però, quando le squadre sbucheranno dal sottopassaggio, so già che per un attimo ritornerò bambino. E quell’attimo vale da solo tutto il resto. Le maglie granata e bianconere che procedono affiancate, a ricordarti visivamente le ragioni di una scelta di coraggio: la prima della vita, presa tanto tempo fa. In quell’attimo rivedi la mamma che ti cuce la prima bandiera del Toro e la mano enorme di papà che serra la tua, piccolissima, quando entrate allo stadio nel giorno del derby. Il film della memoria corre veloce: Combin prende a pugni il cielo dopo Meroni, Agroppi segna il gol della vittoria sotto la curva gobba, Pulici oltrepassa Zoff con un pallonetto che andrebbe esposto nelle gallerie d’arte moderna. E le tre pere sciroppate in 3’, e l’aquilone di Junior & Serena al 90’, e Rizzi Rizzi gol, fino alla buca di Maspero e a quel pallone di Salas che i satelliti della Nasa stanno cercando nell’iperspazio da anni.

Poi le squadre prendono posto in campo, l’attimo svanisce e si precipita nella realtà. Allora, obbedendo a un rito immutabile, ti metti a contare i giocatori del Toro e sono sempre 12. Perché il 12° sei tu. Erano 12 pure gli altri, una volta: con l’arbitro, ovviamente. Ma adesso la sudditanza psicologica ha traslocato a Milano e anche il divario tecnico si è rimpicciolito, come lo stadio. E’ un derby ad armi quasi pari. Meglio che gli juventini non se ne accorgano. Meglio lasciargli credere che sono ancora i padroni del mondo e imitare l’inimitabile Nereo Rocco, che quando qualcuno gli augurava «vinca il migliore» rispondeva: «Sperem de no».

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