Munizioni per Grillo

(21 Set 07)

Riccardo Barenghi
La sensazione netta, diciamo quasi una certezza, è che ormai la valanga sia partita. Oggi è ancora una slavina, ma se nessuno la ferma – e nessuno sembra in grado di farlo, mentre molti la alimentano con fragorosi boatos – travolgerà presto tutto il quadro politico, a cominciare ovviamente dal governo. Il quale, nelle previsioni più ottimistiche che si sentono circolare nel Palazzo, riuscirà a sopravvivere fino a dicembre, cioè a condurre in porto la Finanziaria per poi essere costretto a chiudere la sua storia. È probabile che cadrà a causa del movimento dei cosiddetti centristi (Dini, Mastella, Di Pietro…), i quali useranno magari il pretesto della manifestazione del 20 ottobre organizzata dalla sinistra radicale.

Ese così fosse, già si può immaginare il futuro: elezioni in primavera con probabile vittoria del centrodestra, che potrebbe contare tra l’altro anche sull’aiutino dei suddetti centristi.

Una dinamica non nuova nella storia del nostro Paese (successe anche dodici anni fa, primo governo Berlusconi), che in teoria sarebbe anche capace di sopportare sollecitazioni così forti. Se non fosse che oggi il suo livello di tolleranza nei confronti della classe politica è sceso a un livello bassissimo, lo si capisce dai sondaggi che vedono il governo sempre meno amato, lo si capisce dai fenomeni alla Grillo, lo si capisce soprattutto ascoltando gli umori che serpeggiano tra la gente normale, altrimenti detti elettori. E’ la cosiddetta antipolitica che si sta facendo strada e domina la scena. Peccato però che le risposte della politica a questo fenomeno, che essa stessa giudica preoccupante ma assolutamente legittimo perché provocato dalla sua incapacità, inefficienza, arroganza, privilegio e via dicendo, siano risposte deboli. Anzi peggio: risposte che alimentano l’ostilità del Paese.

Prendiamo il caso Rai andato in scena ieri al Senato. Al di là del livello dello spettacolo – che per fortuna non è stato trasmesso in diretta televisiva -, al di là anche di chi abbia ragione o torto, quello che un cittadino medio capisce è molto semplice: il Parlamento intima al Consiglio di amministrazione della Rai di non fare nomine perché si tratta di un Consiglio nato e lottizzato grazie a una legge in via di estinzione (la Gasparri) e soprattutto dalla vecchia maggioranza oggi opposizione. Ma siccome il cittadino medio non è cretino, capisce anche la ragione vera dell’intimazione: niente nomine oggi perché le vogliamo fare noi domani. E meno male che il ministro Padoa-Schioppa aveva appena detto che il guaio della Rai è proprio la continua e pesante interferenza della politica che ne paralizza la gestione…

Oppure prendiamo il caso Visco, il viceministro archiviato dalla Procura di Roma in relazione al caso Speciale. Purtroppo per lui, non ne esce affatto bene. Viene chiesta l’archiviazione perché non sussistono elementi sufficienti per rinviarlo a giudizio, ma in realtà si tratta di una requisitoria pesante che parla di «motivi oscuri» adottati da Visco per spiegare perché «era “interessato” o comunque voleva il trasferimento dei quattro ufficiali…»; di «interferenze indebite» per rimuovere chi stava indagando sul caso Unipol. Anche qui è la politica che getta benzina sul fuoco dell’antipolitica.

E visto che siamo in argomento (Unipol), eccoci all’altro caso politico-giudiziario, il caso D’Alema. Se la Procura di Milano ha sbagliato a chiedere l’autorizzazione al Parlamento italiano e non a quello europeo, non ne ha certamente colpa il nostro ministro degli Esteri. Il quale però, se risolvesse i suoi guai grazie a questo, non farebbe un favore a se stesso. La sua immagine politica, già intaccata dalle intercettazioni pubblicate dai giornali, ne sarebbe vieppiù appannata. Il messaggio all’opinione pubblica sarebbe il solito: i potenti se la cavano grazie a cavilli, trucchi, errori procedurali e quant’altro. Non sappiamo cosa potrebbe fare D’Alema per evitare che accada tutto questo, forse niente. Però magari un gesto, una deposizione spontanea, un chiarimento diretto con il giudice Clementina Forleo. Insomma, una qualunque cosa che dimostri al Paese che un leader politico non si nasconde dietro un dito.

Altrimenti non serviranno a nulla gli allarmi sulla crisi della politica, con conseguente esplosione dell’antipolitica, che con un certo intuito lo stesso D’Alema lanciò per primo nel maggio scorso dalle colonne del Corriere della Sera.

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