Pd, il club dell’uomo bianco

(20 Set 07)

Enrico Deaglio
Caro direttore,
ma questo nuovo Partito democratico non rischia di diventare l’ultimo «club dell’uomo bianco» in Europa? Mi spiego e approfitto dell’ospitalità, sicuro che qualcuno saprà fugare i miei neri pensieri. Chiunque abbia seguito il dibattito e le procedure di formazione del Pd ha sicuramente notato che la «tematica sicurezza-immigrati» occupa il primo posto nella sua agenda. Ordinanze, scerifferie, preavvisi di grandi retate dominano la scena e, secondo i sondaggi, si giocano il consenso. Ho quindi capito che se voterò Pd, voterò per qualcuno in grado di garantire la mia personale sicurezza.

Quello che però non ho capito è che ruolo avranno nella nuova Italia i milioni d’immigrati che oggi vivono da noi. Nel comitato dei saggi che ha preparato le primarie del Pd non ce n’è uno. Nessuno di loro è candidato alla presidenza e nessun candidato ne ha citato uno come suo consigliere, né si presenta in pubblico con un immigrato al suo fianco. Il Pd non ha in progetto di dare il voto agli immigrati; non ne prevede nessuno nei suoi organismi dirigenti; nessuno dei suoi esponenti s’immagina o si augura che un senegalese o un’indiana possano diventare sindaco o vice sindaco di una città. Alcuni anni fa Gianfranco Fini, auspicando il diritto di voto e di candidatura degli immigrati regolari, arrivò a sperare in un’elezione presidenziale in cui un italiano si sarebbe scontrato con un immigrato «come in America». Gli era sembrata una buona idea, ma nel suo partito gli fecero capire che non era una buona idea. Non lo disse più.

Abito a Milano, il mio portinaio è filippino, il pizzaiolo è del Mali, Ivan, che mi ha sistemato parecchi guai in casa, è ucraino, la badante che ha assistito mia madre è romena. Quando esco di casa mi si presenta il corso XX Marzo dai marciapiedi larghi e vedo il mondo passare come se fossi a New York. E come a New York tutti hanno imparato ad avere uno sguardo e un portamento: incazzato, compreso, spaesato, felice, ingenuo. Ogni tanto compaiono i nuovi arrivati: le babuske moldave, o le modelle dell’Istituto europeo del design. Tutti imparano presto a camminare in fretta. Tutti, senza volerlo, trasformano Milano in New York: e hanno tutti da fare, i colombiani, gli ecuadoregni, i cinesi più di tutti. I numeri della Camera di Commercio sono entusiasmanti: gli immigrati sono giovani, fanno molti bambini, i bambini s’iscrivono a scuola, giocano a football e a basket, i genitori aprono piccole imprese, comprano case facendo il mutuo, reggono la nostra economia. Come tutti sanno, se gl’immigrati si passassero parola e scomparissero domani mattina, si fermerebbe tutta l’edilizia, metà del commercio, i pomodori non arriverebbero più al supermercato. Per non parlare dei nostri vecchi.

Come mai un partito che nasce – e che aspira a diventare il primo partito italiano, erede d’uno sterminato Pantheon di storia patria – non si occupa di loro? In suprema ingenuità, io non riesco a capire. Che cosa pensano dell’Italia futura? Pensano che gli immigrati, così come sono venuti, se ne andranno? Pensano che accetteranno sempre di lavorare a pochi soldi e non avere alcun diritto, neanche di votare? Oppure, se vogliamo essere cinici e realisti: perché non calcolano che, se il voto fosse loro concesso, il partito democratico avrebbe un milione di voti in più e vincerebbe qualsiasi elezione? Nessun partito, liberale o progressista, in Europa si comporta come il nostro nascente Pd. Trovatemi un partito che sia così chiuso agl’immigrati e al futuro – così limpidamente bianco – come il Partito democratico italiano. Non lo troverete in Francia, in Inghilterra, in Olanda, in Spagna, in Portogallo, in Germania. E naturalmente non lo troverete negli Stati Uniti d’America.

Certo, ho letto che alle primarie del partito democratico possono votare gli immigrati. Che dite, saranno tanti? Sarebbero contenti gli organizzatori del Pd che le stazioni elettorali di Brescia fossero prese d’assalto da operai nerissimi o preferirebbero una normale affluenza di pensionati, odontotecnici progressisti, consulenti finanziari e sindacalisti perplessi? Chi lo sa. Ma intanto certo non si coglie da parte del mondo degli immigrati una speranza di poter considerare il Pd il loro partito, ovvero lo strumento per l’elevazione sociale e dei diritti. E questo è un altro segnale molto fosco. Tutti conoscono l’impegno personale di molti dei dirigenti del Pd su questo tema, ma purtroppo la costruzione del partito ha lasciato in ombra i loro intendimenti. Mancano pochi giorni alla presentazione ufficiale delle candidature. Sarebbe veramente triste che il Pd si qualificasse come il partito di quelli con la pelle bianca.

Annunci

1 Response to “Pd, il club dell’uomo bianco”


  1. 1 Marco Wong settembre 25, 2007 alle 9:35 pm

    in risposta alla lettera aperta di Deaglio:

    Caro Direttore Deaglio,

    ho letto con estremo interesse la sua lettera aperta a “La Stampa” intitolata “PD, il club dell’uomo bianco”. Estremo interesse ed apprezzamento, e vorrei sperare che si sbagli. Innanzitutto mi presento, sono uno dei tantissimi nuovi italiani, figlio di immigrati e come tale, pur essendo nato e cresciuto in Italia, di madre lingua italiana, educato in scuole italiane, ho avuto una nazionalità straniera per molti lunghissimi anni e, come milioni di extracomunitari adesso, per questo sono anch’io passato attraverso l’inferno dei mille cavilli burocratici per poter continuare a soggiornare nel Bel Paese.

    Adesso ho la nazionalità italiana, un lavoro di un certo profilo e soddisfazione, però probabilmente quegli anni hanno segnato la mia coscienza, e proprio per questo motivo, quando ho scoperto che il meccanismo delle primarie dava l’opportunità ai cittadini stranieri di candidarsi e di votare, insieme ad altre persone abbiamo deciso di fare un atto simbolico, piantare una bandierina e dire che ci siamo anche noi.

    Lo abbiamo fatto decidendo di appoggiare un outsider, Piergiorgio Gawronski che, guarda caso, è anche lui di origini straniere. Sappiamo che i candidati che vengono dal sistema politico tradizionale ci avrebbero dato solo un appoggio di facciata perchè siamo anche consci che le questioni degli immigrati sono una patata bollente un problema spinoso in questo momento in cui la grande maggioranza degli italiani non riesce a vedere la risorsa che c’è negli immigrati.

    Il nostro è un tentativo di scuotere le coscienze, cercare di dare una voce a chi non ce l’ha, un buon proposito velleitario sul breve termine ma che spero possa dare i suoi frutti rigogliosi sul lungo.

    Abbiamo lavorato senza il supporto delle strutture di partito esistenti, ma siamo riusciti a proporre un programma sui punti dell’immigrazione, che può ritrovare sul nostro sito web http://www.originex.it e a presentare una lista in un collegio composta da cittadini di origini straniere e immigrati.

    Io spero di poter dimostrare che lei si sbaglia pensando che questo sia un gioco riservato solo all’uomo bianco, e che il Partito Democratico possa diventare anche la casa dei nuovi italiani.

    Un saluto,

    Marco Wong

    candidato a delegato all’assemblea costituente


Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...




PD podcast

Per abbonarsi al podcast Copia il link associato a questa immagine in un aggregatore tipo iTunes, Juice, FeedReader....
Sottoscrivi il podcast nello store di iTunes... Su iTunes

Feed RSS

Per abbonarsi al podcast
settembre: 2007
L M M G V S D
« Ago   Ott »
 12
3456789
10111213141516
17181920212223
24252627282930

Blog Stats

  • 38,144 hits
website counter

    %d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: