Vizi e virtù del calcio nel sedere

(28 Ago 07)

Giovanna Zucconi
E’ un classico di tutti i funerali. Anche in quello (interminabile) del calcio inteso come sport, sepolto da scandali e teppismo, accade qualcosa che fa scappare da ridere perfino ai dolenti. Tale la pedata che l’allenatore Baldini ha assestato al competitor Di Carlo, con il prezioso corollario di dichiarazioni volontariamente o involontariamente spiritose, come quella di Pippo Baudo («È partito col piede sbagliato») o quella di Carlo Mazzone («Baldini è una persona in gamba»).

Sarà forse perché viene depositato su una parte del corpo naturalmente imbottita, che il calcio nel sedere sembra essere auto-ammortizzato: fa male e offende, ma fa anche ridere, e niente più di una risata riesce a smorzare la violenza. La chiappa agisce come un air-bag, attutisce l’impatto, declassa l’incidente, e così è stato anche nell’ultima e molto recensita zuffa calcistica (appunto). Hanno ridacchiato in diretta, domenica, i telecronisti di Parma-Catania, quando Baldini ha scoccato il suo destro al volo. E continua a sogghignare l’Italia intera, vedendo e rivedendo la scena, commentandola all’infinito, e contemporaneamente indignandosi per l’ennesimo esempio di inciviltà in uno stadio.

Dopo celebri sputi, zuccate mondiali, risse assortite in campo e sugli spalti, il calcio nel sedere è un episodio da comica finale, o forse terminale.
Premesso che la violenza è sempre disgustosa, e specialmente se inquina in pubblico la lealtà sportiva, stavolta bisognerà pur concedere e concedersi l’attenuante della comicità. Proprio perché è anche ridicolo, a un calcio nel postremo si può reagire non ricambiando la brutalità ma sottolineandone l’aspetto esilarante, e picchiettandosi un indice sulla tempia per compatire la follia del «calciatore», come infatti ha potuto fare Di Carlo: che ha così messo fine al litigio del quale era stato coprotagonista, e corresponsabile. Una pedata è una punteggiatura conclusiva, permette di piantarla lì con una risatina: un pugno o uno sputo no di certo.

Come la natica attutisce l’umiliazione
E anche prescindendo dall’episodio di Parma, qualche indulgenza verso il calcio nel sedere si può pur mostrarla. Fra i tanti consigli pedagogici forniti, o inflitti, agli smarriti neo-genitori contemporanei c’è anche quello di punire il pargolo intemperante, qualora la dialettica non basti più, mediante colpetto o schiaffetto non in faccia ma appunto sul didietro. Per quanto di dubbio valore educativo, il precetto sembra indicare come la natica attutisca l’umiliazione, oltre al dolore: come sia, e lo è, più impersonale del volto. Sarà per questo che anche quando a scambiarseli sono omaccioni scarmigliati trattenuti da altri omaccioni, i calci nel fondoschiena alludono ai litigi infantili e alle sculacciate materne: roba da bambinoni. Cioè anche roba da ridere.
In inglese gergale, kick ass significa «prepotente, aggressivo». Ma la stessa espressione indica la comicità più leggera e veloce, quella tutta fisicità, dove la violenza è talmente iperbolica e reiterata che riesce a scatenare la risata. Dunque dare un calcio nel sedere significa ovviamente prepotenza, però evoca anche Stanlio e Ollio, Ridolini, lo sbang-sbang-sbang dei cartoni animati. E quando non ha il ritmo parossistico della commedia, è invece il sigillo sacrosanto e decisivo a una situazione intollerabile. Proverbiale, ormai, il «calcio nel sedere» che il senatore Umberto Bossi dichiarò ai rotocalchi estivi di volere assestare al figlio aspirante concorrente all’Isola dei famosi: un gesto paterno, paternalistico, neanche tanto cruento rispetto ad altri sciaguratamente invocati dal medesimo. Un punto e a capo. Fine del dibattito.

Quando è metafora di «raccomandazione»
Quante volte, in effetti, verrebbe voglia di dare noi la classica pedata nel sedere, risolutiva e smitizzante: però ai protagonisti di quel grande show che è, troppo spesso, la commedia politica italiana. Invece, italianamente, «calcio nel sedere» è l’espressione che indica non uno sfogo liberatorio ma la prigionia nell’eterno malcostume nazionale: si assume per raccomandazione, si promuove su segnalazione, mandando appunto avanti gli immeritevoli con il propellente di una metaforica pedata. È l’unico caso in cui non c’è proprio niente da ridere.

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