L’eterna giovinezza di Silvio

(22 Ago 07)

Lucia Annunziata
L’Uomo è un genio. Quel pugno di uomini e donne che negli anni ne aveva seguito le visioni e le traversie, aveva appena finito di adeguarsi, aveva imparato a non gridare nei dibattiti, aveva capito che alle donne in Parlamento è più utile studiare la Finanziaria che i tacchi a spillo, si era liberato delle barche enormi a favore di case avite, aveva messo al bando l’aglio, sistemate con costosi divorzi situazioni familiari incoerenti, e trovato infine, perfino!, un album di famiglia di Pensatori, Martiri ed Eroi; aveva insomma, in una Lunga Marcia di dieci faticosi anni, sacrificato ogni allegria e ruspantismo iniziale per restringersi nel grigiore, nella severità, in cambio dell’agognata autorevolezza di chi è Classe Dirigente. Ed ecco che Lui, proprio Lui, così attento alle forme, così proteso a scavare un buco nel muro dell’accettazione del Salotto Buono, lancia un nuovo partito e vi mette a capo una pescivendola!

Non se la prenda con noi per questo epiteto la Signora Brambilla che, ben sappiamo, è manager di un’azienda ittica: ci limitiamo a riferire come parlano di lei in Forza Italia, persino nelle file dei più vicini al suo politico di riferimento. Il dettaglio della pesca, tuttavia, non è secondario, così come non secondari sono età, gender e stile di questo nuovo segretario di un nuovo partito. Non è sbagliato infatti essere rosse, giovani e amare le autoreggenti. Ed è ancora meno sbagliato fregarsene delle gerarchie e delle convenzioni che vogliono che la politica sia una lunga e rispettosa attesa in cui per entrare bisogna aspettare il proprio turno, e invecchiare nel frattempo, passando dal fuoco del rosso al grigio della mezza età.

In questo è il Genio. Nel gesto solitario che si dimostra da solo. Nella marinettiana distruzione di tutto ciò che è costruito, inclusa la propria Casa. Nella vitalissima reazione alla Sconfitta, al Tempo e, dunque, alla Morte. Nel cancellare la propria creatura, Forza Italia, e nel contrapporgli il suo esatto contrario, il Genio della politica italiana perde un pezzo di se stesso per continuare a sopravvivere a se stesso.

Operazione visionaria, come sempre quelle dell’Uomo. In perfetto accordo con le onde lunghe che si muovono sotto pelle della nostra società, il nuovo partito con segretario Brambilla, come successe per Forza Italia dieci anni fa, esiste già nel Paese e Lui si limita a riconoscerlo e battezzarlo. In questo partito non c’è più l’ossessione dei comunisti, idea del Novecento; c’è, piuttosto, l’ossessione della gioventù eterna. Non c’è più l’aspirazione a essere ricco, ma quella di poter gestire in libertà la ricchezza. Non c’è più la necessità di occupare i media, perché nei media questa nuova Italia è cresciuta e ne è stata allevata. Questa estate, del resto, cos’altro è stata se non la prova generale di un’immensa ola politica che preparava l’arrivo del nuovo partito? I miti e i personaggi di questa vaporosa stagione sono infatti i Valentino Rossi che a reti unificate sostengono con innocente faccia tosta il loro diritto all’evasione, salutati dal tifo grande di altri divi e colleghi; la stessa faccia innocente, del resto, con cui la ragazza appartatasi con un deputato si confessa speranzosa ora di avere un contratto in tv. Sono i guidatori strafatti che giocano al bersaglio con i pedoni e ne escono presentando le scuse; sono, infine, la grande ondata di insulti e polemiche che ha investito la politica, la scoperta della «casta» e della possibilità di tirarle i sassi.

Tra tutti questi eroi e vicende sembra esserci ben poco in comune, ma, a ben guardare, sono unificati dai due temi che attraversano la politica italiana ormai da anni: rifiuto di ogni regola e antipolitica. Solo che questo mix dieci anni fa prese le forme di Forza Italia, cioè di un partito che ambiva a rappresentare il suo punto di vista come rinnovamento della società e della stessa politica; oggi questo stesso mix si è evoluto, come per un incidente genetico, in una forma di ribellismo più estetico che etico. Un’ambizione che porta a considerare praticabile e desiderabile esattamente quello che si vuole fare. Con una novità: che la politica, cui pure Forza Italia faceva riferimento come a un arbitro necessario, anche se non totalmente accettato, oggi è fuorigioco. La presa d’atto che anche il supremo gestore dello Stato, la cosiddetta Classe Dirigente, è essa stessa una «casta» vittima di appetiti e privilegi, che dunque è contestabile oltre che invidiabile, ha la forza della liberazione da qualunque limite. Con quale autorità uno Stato e una politica senza forza morale può far la predica, figuriamoci dettare regole?

Con tutto questo non intendiamo dire che il partito della Brambilla sarà fatto di mostri. Solo che sarà il primo figlio dell’antipolitica in Italia: avrà per questo nelle sue file molte ragazze, perché giovane è quel che conta; avrà nelle sue file molti uomini della new wave della «legittima» evasione fiscale (scommettiamo su Briatore, che della giustezza dell’evitare le tasse ha fatto una sua personale campagna) e avrà infine un supremo disprezzo dell’attuale classe politica, perché tutta uguale, ingrigita e ingrassata nei suoi riti. Lui ha capito che se non cavalcava quest’onda sarebbe stato presto fra i grigi e grassi. Un vecchio nonno, le cui battaglie anticomuniste sono eredità di ossessioni dimenticate. Ha così anticipato tutti, distruggendo il vecchio se stesso, per rinascere da una nuova crisalide, sorridente, sicuro, vestito di bianco, circondato da ragazze. Leader per sempre. E, forse quel che più conta, giovane per sempre.

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