Archivio per agosto 2007

Giuliani d’Italia il modello non basta

(31 AGo 07)

Maurizio Molinari
L’evocazione da parte di Giuliano Amato dell’esempio di Rudolph Giuliani nella lotta alla criminalità e il paragone tracciato da Walter Veltroni tra la nascita del partito democratico e l’inizio dei cicli politici di Ronald Reagan e Bill Clinton descrivono una crescente attenzione da parte dei leader del centrosinistra per i modelli americani, non più solo di matrice liberal ma anche di stampo conservatore.

Giuliani, sindaco di New York dal 1994 al 2001, sconfisse la criminalità applicando la dottrina «Fixing Broken Windows», formulata da James Wilson e George Kelling in un articolo del 1982 pubblicato da Atlantic Monthly, in base alla quale riparando le finestre rotte di un edificio se ne impedisce la trasformazione in un rifugio di sbandati così come mettendo in cella i responsabili di piccoli reati – dai graffiti sulla metro agli scippi di pochi dollari – si scongiura la possibilità che si macchino in futuro di crimini ben più gravi, come stupri e omicidi.

Richiamarsi alla dottrina Wilson-Kelling da parte di Amato, ministro dell’Interno, significa sottolineare un successo testimoniato dall’odierna rinascita di Harlem come dal fatto che passeggiare di notte a Manhattan espone a rischi minori rispetto a quanto avviene in altre metropoli, americane o europee. Anche l’evocazione dei cicli di Reagan e Clinton da parte di Veltroni, candidato alla guida del Partito Democratico, evoca i successi di due presidenti i cui ideali di libertà e risultati economici continuano a ispirare generazioni di americani di opposte fedi politiche.

I modelli di Giuliani, Reagan e Clinton non sono tuttavia eventi singoli o fenomeni isolati bensì il frutto di una società americana accomunata da pochi, fondamentali, valori: la tutela, il rafforzamento e lo sviluppo dei diritti di libertà, politica ed economica, di tutti i cittadini. Immaginare di ripetere in Italia, o altrove nell’Europa continentale, gli esempi di Giuliani, Reagan e Clinton rischierebbe di provocare dirompenti boomerang senza prima aver radicato un profondo rispetto per tali principi di libertà. Gli arresti a valanga della polizia di Giuliani vennero sostenuti da una cittadinanza secondo la quale è il principio «parità di diritti in cambio di assoluto rispetto della legge» a dover regolare i rapporti sociali, fra chi è nato in America come anche con gli immigrati.

Il braccio di ferro di Ronald Reagan con i controllori di volo fu vinto perché nel Paese era forte il sostegno ad una drastica riduzione del freno sindacale allo sviluppo economico. Bill Clinton fu in grado di bombardare Belgrado senza il consenso dell’Onu perché la minaccia del genocidio che pesava sugli albanesi del Kosovo fece scattare negli americani l’obbligo morale di difendere le libertà dell’uomo anche fuori dai propri confini, come avvenuto in Europa nella Seconda Guerra Mondiale contro i nazisti e durante la Guerra Fredda contro i sovietici, e come avviene oggi nello scacchiere del Grande Medio Oriente contro Al Qaeda e i suoi numerosi alleati jihadisti. Sono questi principi liberali a costituire l’humus politico che ha consentito ai repubblicani di avere Giuliani e Reagan così come ai democratici di avere Clinton. Principi sulla cui esistenza, o assenza, sarebbe opportuno interrogarsi in Italia da parte di quei leader del centrosinistra che volessero davvero accelerare la resa dei conti con gli ostacoli che rallentano l’entrata dell’Italia nel XXI Secolo: l’incertezza del diritto, la resistenza a considerare il profitto privato positivo per la collettività, il rifiuto pregiudiziale del ricorso alla forza anche se teso a difendere le libertà nostre e altrui.

Trovando risposte proprie e rocksolid, solide come la roccia, su questi tre fronti il centrosinistra potrebbe porre le basi per la genesi di un modello di governo non mutuato da altrui esperienze ma tutto italiano, capace di avere da noi lo stesso successo avuto da Giuliani, Reagan e Clinton negli Stati Uniti d’America.

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Le alleanze coatte di Berlusconi

(1 Set 07)

Emanuele Macaluso
L’Italia è il solo Paese al mondo dove il capo dell’opposizione ritiene che debba essere lui a decidere se e quando sciogliere il Parlamento, se e quando indire elezioni anticipate. Berlusconi è andato da Mastella a Telese per dire che «si voterà in Primavera». Intanto il governo c’è, e, se non ci sarà questo, il Parlamento può esprimerne un altro. Questo impone la Costituzione. Il Cavaliere ha anche dettato la linea per la legge elettorale: va bene la porcata di Calderoli con qualche piccola correzione per il Senato. Berlusconi infatti non può fare a meno delle “alleanze coatte” – cerca di ricattare Casini («o con me o con la sinistra») – di incapsulare in una federazione Fini e Bossi. Capisco che ormai la politica tende a negare principi, coerenze e valori, considerati ferri vecchi, ma che un partito nazionalista (An) si federi con un partito separatista, il cui leader ha dichiarato che Fini è un nazifascista e che, lui, col tricolore si pulisce il culo, è enorme.

Tuttavia Berlusconi come può fare approvare la “sua” legge elettorale dato che è minoranza? Ma l’interrogativo più inquietante è un altro: perché c’è ancora gente che lo accredita come leader di un’opposizione che dovrebbe, domani, governare il Paese?

Berlusconi inaugura a Telese la sua campagna elettorale

(31 Ago 07)

A Mastella e Casini: “Mettetevi tutti insieme, datemi una carica onoraria e vi lascio il partito dei moderati”
La campagna elettorale di Silvio Berlusconi è ricominciata ieri a Telese, festa dell’Udeur di Clemente Mastella, in mezzo a un popolo incantato dalla condizione spettacolare del Cav. A interrogarlo erano tre direttori, Gianni Riotta (Tg1), Giovanni Valentini (Repubblica) e Ferruccio De Bortoli (Sole 24 Ore). Ad applaudirlo in centinaia. Quella berlusconiana è già una campagna di primavera, come da previsione iniziale (più d’un auspicio): “Mi aggiungo a Gianfranco Fini quando dice che si voterà nel 2008”. Ed è al tempo stesso la promessa di riaggregare intorno a sé molto più del 30 per cento dell’elettorato che secondo i sondaggi è pronto a votare per Berlusconi. Tant’è che il Cav., un po’ per scena un po’ no, s’è concesso alla fine del dibattito un colpo di teatro destinato a ogni tipo di decrittazione.
Mastella gli aveva appena confermato un’amicizia non traducibile in accordo politico fintantoché “non cambierà il bipolarismo che va da Bossi a Caruso” e in cui la forza dei programmi non eccede quella delle leadership. E Berlusconi ha voluto l’ultima parola per offrire a Mastella e a Pier Ferdinando Casini il lascito del Partito delle Libertà che ha in mente di realizzare: “Datemi una carica onoraria, io vi lascio il partito e vi faccio felici”. Sorrisi increduli. Con il retropensiero che il Cav. abbia improvvisato sopra un concetto che gli è chiaro e distinto al quale si accompagna l’insistente proposito di modificare il meno possibile l’attuale legge elettorale – “che non è una porcata” – e soltanto nella parte che riguarda il premio di maggioranza al Senato, per poi volare alle urne il prima possibile.
La notevole forma fisica e scenica ha consentito a Berlusconi di sottolineare la propria volontà ricorrendo al consueto repertorio famigliare (in questo caso riguardava la mamma Rosa) schivando al contempo una domanda sulle vicende fiscali di Valentino Rossi: “Scusate, non ho letto molto i giornali per via della condizione di salute di mia madre. Ha 96 anni, non mangiava più. Ma ha ricominciato a farlo quando le ho detto che Prodi sta cadendo e ho bisogno di lei in campagna elettorale”.

La politica bipartisan dei lavavetri

(31 Ago 07)

Emanuele Macaluso
Ci sono momenti nella vita di una nazione che sono ricordati per la partecipazione della “plebe” a fatti che segnano la sua storia. Il 2007 sarà invece ricordato non per la rivolta dei lavavetri ma per quella contro di loro. Le prime pagine dei giornali sono occupate dalle notizie e dai commenti sugli atti rivoluzionari della giunta comunale di Firenze, per l’occasione ribattezzata la Comune “fiorentina”. La foto dell’assessore Cioni campeggia su tutti i quotidiani. Le tv fanno inchieste e interrogano vittime e carnefici. I ministri sono fortemente impegnati nella disputa e l’ex ministro Maroni, in tv, ha dichiarato che la Lega ha anticipato tutti, ha dato la linea sui temi della sicurezza e della tranquillità dei cittadini. Non ha citato il sindaco Gentilini, ma tutti hanno pensato a lui: Finalmente il sistema bipartisan funziona. Non sappiamo se nei famosi dieci punti di Veltroni per il governo, che governi veramente il Paese, il tema dei lavavetri quale collocazione abbia trovato. Ma non dubitiamo sull’efficacia dei rimedi. L’Italia brucia e c’è chi spreca secchi d’acqua per lavare o sporcare i parabrezza degli italiani. Ora basta, finalmente un colpo di remi dei governanti e dell’opposizione.

C’è poco da stare allegri.

(31 Ago 07)

Andrea’s version
C’è poco da stare allegri. Ho la sensazione che mi stia venendo un ascesso all’incisivo superiore destro. Se spunta l’ascesso, devo prendere gli antibiotici. Se prendo gli antibiotici, magari mi risballa la coagulazione. Allora tocca diminuire il Sintrom. Diminuendo il Sintrom, rischia di aumentarmi l’ansia. Se aumenta l’ansia, non dormi. O meglio, aumenti il Lexotan. Se aumenti il Lexotan, tendi a rincoglionire di giorno. A rincoglionire di più, intendo. Una cosa è aumentare il Lexotan d’inverno. Un altro conto è aumentarlo con questo scirocco di merda. Mi dice sempre Orsetti, il mio medico preferito che se la tira niente e vale quattro volte Veronesi, di prendere pure tutto il Lexotan che voglio, intanto, peggio di così non posso ridurmi. Scherza.
In ogni caso c’è poco da stare allegri. L’unica cosa che mi consola un po’ è pensare a quei poveretti che volevano costruire l’Uomo nuovo e si sono ritrovati Veltroni come stratega.

I comunisti e la secoda che hai detto

(25 Ago 07)

Emanuele Macaluso
Se ci fosse ancora una scuola di cultura politica, la storia del massimalismo nostrano potrebbe essere spiegata anche con gli avvenimenti in corso, come la manifestazione cui hanno aderito Prc e Pdci, per contestare l’accordo sul welfare firmato dal governo, di cui i due partiti fanno parte, dai sindacati e da Confindustria. Il ministro del Lavoro Cesare Damiano ha con chiarezza affermato che quell’accordo è un passo serio in avanti per i lavoratori e che non sarà certamente modificato. La stessa linea è stata sostenuta dal presidente del Consiglio. Da parte dei sindacati è stato ribadito il concetto che non saranno mai accettate interferenze dei partiti in una libera contrattazione. Giusto, ma quell’accordo, investendo la politica e la competenza del governo, deve ottenere un consenso parlamentare. Damiano ha detto che se c’è un voto contrario della sinistra radicale e il governo cade, non ci sarà un altro esecutivo di centrosinistra. Vero.
E allora cosa faranno i due partiti che abusivamente si richiamano al Pci che tutto era, ma non certo massimalista? Andranno avanti o troveranno una strada per una ritirata coperta da tante parole? La «seconda che hai detto», direbbe Corrado Guzzanti. E noi con lui.

ma perchè in Italia Bossi resiste?

(29 Ago 07)

Emanuele Macaluso
La sortita di Bossi sull’uso dei fucili non mi ha stupito se si tiene conto del passato. Il problema è un altro: perché Bossi è ancora considerato un leader politico candidato a rappresentare una forza di governo? Anche in altri Paesi si sono manifestati fenomeni parapolitici come la Lega, ma dopo una stagione sono spariti. Nell’Italia di oggi, invece, con il bipolarismo fasullo, Bossi, che nel 1994 aveva rotto l’alleanza con Berlusconi, da lui definito nazista e mafioso, è tornato ad essere alleato del Cavaliere. E dopo che lo stesso Bossi ha chiesto alla magistratura «di spazzare via la gentaglia ereditata da Craxi», oggi viene considerato un alleato da Cicchitto e da Stefania Craxi. E i liberali della Casa non hanno fiatato quando il loro partner dichiarava che col tricolore si puliva il culo.
A sinistra, per rompere lo schieramento di Berlusconi, c’è sempre chi “dialoga” e prenota Bossi come possibile alleato. Il separatismo siciliano, che aveva radici storiche reali, è stato liquidato politicamente.
È inutile oggi gridare allo scandalo di un leader che promette fucilate se non si agisce per costruire schieramenti per governare e non solo per vincere, come dice Veltroni. Ma con quale legge elettorale?


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