Il vizio dei soldi

(31 Lug 07)

Massimo Gramellini
Dopo aver saputo che un parlamentare sposato del suo cattolicissimo partito aveva trascorso la notte in albergo con una squillo, il segretario dell’Udc Lorenzo Cesa ha proposto di aumentare lo stipendio dei politici, per consentire loro di trasferire a Roma anche la moglie e i figli.

Era dai tempi di Maria Antonietta che un potente non pronunciava una frase così impopolare. E lui l’ha pronunciata proprio adesso, quando i costi del Palazzo fanno venire l’orticaria a tutti gli italiani, tranne quelli che nel Palazzo, o alle sue spalle, vivono. D’altronde, il braccio armato di Casini è da sempre molto attento alle politiche della Famiglia.

Nella sua testa, il deputato italiano non è un’ameba come certi colleghi europei che lavorano per cifre di gran lunga inferiori e la notte sono capacissimi di andare a letto amoreggiando con i dossier. Il deputato italiano è un galletto ruspante. Nessuno può pretendere che si sorbisca tre, talvolta addirittura quattro giorni di attività fuori sede, senza che i suoi ormoni comincino a urlare per lo spavento. E se, rincasando la sera dopo un’estenuante seduta alla buvette, non trova la sacra famiglia a dirottarne gli ardori verso il lieto fine, diventerà per lui inevitabile imboccare la strada del vizio, dalla quale potrà uscire in retromarcia con un ben dosato mix di avemarie e paternoster.

Eppure, a rileggerla in controluce, l’affermazione di Cesa non è poi così impopolare. Riecheggia un luogo comune diffusissimo nel nostro Paese: che i soldi costituiscano un freno al vizio. Quando il dipendente della nota ditta di occhiali viene sorpreso a rivenderli per strada a metà prezzo.

Oquello dell’azienda di telefonini ad affittare a un extracomunitario l’apparecchio che ha in dotazione per fargli chiamare casa dall’altra parte del pianeta.

O quando l’usciere di un ministero, e qualunque altro soggetto che abbia uno spicchio di potere sulle nostre vite, pretende di essere oliato per far viaggiare o deragliare una certa pratica. In tutti questi casi e in mille altri ancora, la reazione della categoria interessata è la stessa dell’onorevole Cesa: se guadagnassimo di più, potremmo permetterci il lusso di peccare di meno. Un ragionamento che avrebbe persino un suo fascino, non fosse che i grandi viziosi sono quasi sempre dei miliardari.

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