Fenomenologia dell’insicurezza

(8 Lug 07)

Ilvo Diamanti

L’insicurezza è un sentimento diffuso, che riflette preoccupazioni concrete, reali; ma anche un’inquietudine più indefinita. Dove le paure e la Paura coesistono, senza coincidere. Le paure: riferite a minacce concrete, le puoi affrontare. La Paura no. Perché è spaesamento interiore. Perdita di orizzonte. A scorrere i dati dell’Osservatorio Demos-Coop, in Italia entrambi i sentimenti stanno montando, senza freni. L’83% degli italiani, infatti, ritiene che negli ultimi 5 anni la criminalità, nel nostro Paese, sia cresciuta. Nella precedente rilevazione, che risale a 2 anni fa, questa percentuale era già alta: 80%. È cresciuta ancora.

Ma soprattutto, è aumentata l’insicurezza locale. Nel 2005, il 34% delle persone percepiva in crescita l’illegalità nella zona di residenza. Oggi, quella componente è salita di oltre 10 punti percentuali. Ha superato il 44%. Resta la distanza tra i due livelli. Noi temiamo ciò che non conosciamo e che è distante da noi, assai più di quel che incontriamo direttamente. Però, l’incertezza si sta insinuando nel nostro mondo di vita. Intorno a noi. Dentro noi stessi. Stentiamo, cioè, a trovare un rifugio, nel quale sentirci protetti. Infatti, il 57% delle persone si dicono preoccupate della criminalità nella zona in cui vivono. Quasi 10 punti più di due anni fa.

E le paure più diffuse sono quelle “private”. Prima fra tutte, “subire un furto in casa” (56%). Perché la “casa” delimita il perimetro della nostra estrema difesa. Cinge le mura intorno a noi e ai nostri cari. Per questo, per “difendersi” si ricorre, sempre più, a metodi di protezione che “blindano” l’abitazione. Il 57% degli italiani afferma di aver provveduto a installare porte e finestre di sicurezza e il 33% di aver installato sistemi di allarme. Il 10% sostiene di essersi dotato di “un’arma da tenere in casa”. In tutti questi casi, si tratta di un aumento, per quanto limitato, rispetto al 2005. E’ come se fosse in atto un processo di auto-reclusione.

Ciascuno di noi, insieme alla propria famiglia, assediato e al tempo stesso prigioniero del mondo esterno. Delle nostre paure e della Paura. Ciascuno chiuso in casa. Le porte e le finestre blindate. Chi risiede in abitazioni autonome oppure in ville: recinzioni degne di Alcatraz. Cani feroci (ne dispone il 20% della popolazione), lasciati liberi a “presidiare” il giardino (?). Facendo attenzione ai figli (ma anche agli adulti e agli anziani). Perché gli animali, programmati dall’uomo per aggredire, a volte, non fanno distinzioni fra estranei, amici e familiari.

Fuori dalle mura domestiche, dalla cerchia familiare e amicale l’ambiente è considerato estraneo. Affollato di “stranieri”. Gli immigrati, per il 42% degli italiani sono un pericolo. Ma non solo loro. Perché, ai nostri occhi, è “straniera” la gente comune. Le persone che frequentiamo. Visto che il 60% degli italiani ritiene che “gli altri, quando fosse loro possibile, approfitterebbero di me e della mia buona fede”. Così, non sorprende la richiesta, generalizzata, di estendere sul territorio la videosorveglianza, con telecamere, un po’ dovunque. Come vorrebbe l’87% degli italiani. Che esprimono una domanda di “libertà vigilata” da occhi che ci seguano dovunque. A ogni passo.

L’insicurezza, quindi, è figlia dell’effettiva diffusione di reati cosiddetti “minori”, rilevata dal periodico rapporto del Ministero degli Interni. Reati “minori” solo per le statistiche o nei discorsi pubblici. Ma che risultano “maggiori” – anzi: “massimi” – per le persone “comuni”. Che non temono i “grandi delitti”, ma le minacce alla vita quotidiana, alla casa, all’incolumità personale.

L’intensità della Paura e delle preoccupazioni cresce insieme al rarefarsi dei legami sociali. Per cui, l’insicurezza è più elevata fra le persone che hanno meno fiducia negli altri, più timore degli immigrati, relazioni sociali più deboli e saltuarie. In più, fra coloro che guardano il futuro con maggiore preoccupazione. O forse è vero il contrario: l’assenza di orizzonte, di futuro, isola le persone nel loro immediato. E ne alimenta il disorientamento.

Una riflessione specifica meritano la demografia e la geografia sociale del fenomeno. Che sono cambiate non poco, negli ultimi due anni. I punti critici, in passato, erano costituiti, soprattutto, dalla popolazione anziana e dal Sud. Ma, negli ultimi anni, l’insicurezza è cresciuta, soprattutto: nel Nord Ovest, nelle grandi città, fra i giovani sotto i 25 anni.

Nel Nord Ovest: la quota di persone “molto preoccupate della sicurezza nella zona in cui vivono” è cresciuta, negli ultimi due anni, dal 14% al 25%, superando il Sud. Nelle grandi città, oltre 500mila abitanti, è passata dal 21% al 34%. Tra i più giovani (15-24 anni): dal 20% al 28%. E’ la generazione “più impaurita”.

In qualche misura, si tratta di tendenze incrociate. Le grandi metropoli e il Nord Ovest significano l’asse metropolitano Milano-Torino. Le cui periferie si sono degradate. Un’area, il Nord Ovest, ma più in generale il Nord, in cui l’urbanizzazione si è allargata ben oltre i confini “amministrativi” delle città maggiori. E ha invaso ogni interstizio, trasformando i paesi più piccoli in una plaga spesso informe. Dove è difficile trovare angoli di società. Per cui la Paura ha sconfinato: oltre l’aumento dei reati e dei crimini. La “questione settentrionale”, in fondo, è anche questo. Uno sviluppo violento, avvenuto tanto in fretta da rendere difficile farvi fronte, adattarsi. E’ disagio cognitivo. Difficoltà di capire e di capirsi. E’ perdita di riferimenti.

Quanto alla crescente insicurezza giovanile, ha spiegazioni precise e ragionevoli. Come sottolinea il rapporto del Ministero degli Interni (curato da Marzio Barbagli), i più giovani, infatti, oggi sono il crocevia principale del fenomeno illegale. Al tempo stesso, vittime e autori di piccole illegalità. (Piccole nel linguaggio comune, come abbiamo già detto). Legate al consumo e allo spaccio di droghe. Ma anche ad alcuni reati di cui l’Osservatorio Demos-Coop ha rilevato la diffusione recente. Come il furto di scooter, motorini e biciclette. Senza dimenticare gli episodi di violenza nelle scuole, in rapida crescita. Che i media riprendono, con grande enfasi. Enfatizzando, per ricaduta, anche l’insicurezza. Ma come sottovalutare il ruolo della pressione ansiogena esercitata dai genitori sui loro figli unici? Controllati in ogni momento, anche a distanza, complice il guinzaglio elettronico del telefono cellulare?

L’insicurezza ha un colore politico. E’ più alta fra chi vota a destra. Ma è elevata anche tra chi vota a sinistra. Poi, quando è in gioco la propria casa, non c’è bandiera né ideologia che tenga. Ma, soprattutto, è di destra la “sicurezza”. Nel senso che, per “combattere la criminalità”, il 40% degli italiani ritiene più adatto e capace un governo di centrodestra; solo il 18% un governo di centrosinistra. Un atteggiamento simile emerge in rapporto al tema dell’immigrazione.
In altri termini, in tema di sicurezza, oggi il centrosinistra non è credibile. Certo: la “paura” che avvolge la società è, in parte, virtuale e artefatta.

Ma ciò avviene perché la proposta del centrosinistra è “debole”. E la sua cultura è incapace di comprendere e di spiegare. Il che ne spiega la difficoltà di mantenere il consenso politico ed elettorale. Perché la sicurezza è una questione sentita, soprattutto nel Nord Ovest, nelle grandi città e fra i giovani. Punti di forza dell’Unione. Se la sicurezza è di destra, allora il centrosinistra ha buone ragioni per sentirsi insicuro.

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