L’assurda fabbrica di figli

(8 Giu 07)

Guido Ceronetti

Quando si tratta di cifre-uomo bisogna squarciare il velo statistico astratto e ficcare lo sguardo nel formicaio, l’uomo è là.

La Cina e l’India, da sole, fanno – già oggi – poco meno di due miliardi e mezzo di esseri umani, attivi e per lo più all’oscuro di tutto come animali ingabbiati. Con Giappone, Indonesia, Vietnam, Taiwan e Pakistan credo che i tre miliardi siano, se non già raggiunti o superati, a un passo. Le religioni in quel crogiuolo sono quasi incalcolabili, ma l’idolatria biologica della famiglia numerosa è comune: il raddoppio, senza che passino molti decenni, è possibile. Il regime cinese, in tutto spietato, ha frenato per un certo tempo le nascite imponendo il massimo di due figli e reprimendo crudelmente il prevalere, che è fenomeno planetario, delle femmine, e tuttavia i disciplinati cinesi hanno aggiunto al loro miliardo altri trecento milioni. L’India, per democrazia, ha fatto grandi sforzi non coercitivi (ci sono, o c’erano, addirittura associazioni di sterilizzati volontari, ai quali probabilmente si danno premi di Stato).

Resta che, da quelle regioni del povero mondo materiale lo Spermatozoo sempre più dilagherà come un immenso incandescente magma di vita produttrice quasi esclusivamente di consumazione e di distruzione. Guardarsi dal lodare scioccamente la loro industrializzazione: è ben più disumana di quella, terribile, dell’Inghilterra vittoriana, che produceva come nocciolini stracci d’uomini malati a morte, e il loro grado d’inquinamento è una minaccia per la vita di tutti. O cercare di pensare – o rischiare d’impazzire.

Intervistato a New York da «La Stampa» Giovanni Sartori, che con Alberto Ronchey è, credo, il quasi unico politologo in Italia che batte il chiodo dell’eccesso di popolazione con autentica percezione della gravità primaria del problema demografico, accennava a possibili misure coercitive su larga scala come soluzione – anche in Africa, in Sudamerica… Ma, da perfetto razionalista, Sartori si rifiuta di ammettere che qui Malthus suona la resa e che l’esplosione demografica non ha soluzione razionale. Le più dure misure di coercizione non hanno fermato la crescita cinese: avendo scoperto l’invecchiamento, la Cina deve rassegnarsi e presto cercherà, tragicamente, il suo lebensraum in terre africane decimabili ulteriormente da siccità e carestie (più la guerra permanente). E a dire tragico evochiamo l’estremo, tra il fisico e le ombre ctonie, del pensare umano: nel tragico l’insolubilità è cittadina sempre, la razionalità risolutrice no. Gli stessi Stati Uniti perdono sempre più spazio per la follia della loro famiglia-tipo di almeno quattro figli, e per il tranquillo, serafico coniglismo dei coloured e dei portoricani, mentre dal Rio Grande che cosa gli arriva? Malthus in carrozza?

Mi dicevano di una prostituta nera che, in una farmacia di Torino, chiedeva «medigina ber non fare gente»: lei sola, forse, povera bambina, a preoccuparsi del problema in tutto il suo continente, per igiene propria, però. Nella Cina antica, in regioni dove l’aut-aut era tra nascite di troppo o epidemie di fame, le levatrici praticavano il pestaggio a morte dei pancini gonfi: il rimedio della «Modesta proposta» di Swift per i neonati irlandesi in eccesso è addirittura un po’ meno raccapricciante. Emanuele Severino, ragionando su questo, osservava che l’Occidente, una volta che la nube migratoria da Oriente e da Sud gli oscurasse il cielo, risolverebbe la cosa con l’atomica. Fortunatamente né Sartori né io vedremo sorgere la glooming peace di un simile giorno del crimine umano.

Noi qui non riusciamo a immaginare noi stessi così pigiati (solo cartoline dai viaggi: «Ah le folle, sapessi… dormono ammucchiati per strada… autobus che scoppiano… miasmi…») eppure abbiamo i ghetti etnici e i rifugi dei clandestini che prefigurano la densità futura e dove nessuno pone limiti allo spermatozoo di bandiera. E vediamo le immagini di città del mondo inaccessibili ad ogni pensare di plausibile esistere umano, deliranti di brutto, che bisogna, pensando, non dissociare dall’ipertrofia delle nostre, dal deteriorarsi di tutto nei maggiori concentramenti urbani, perché il troppo pieno, negli spazi d’Italia più abitati, è presente già, e da tempo gli architetti urbanisti ammoniscono e fanno piani.

Nell’Italia sconquassata del 1945 (abitanti 39 milioni e mezzo: un censimento ideale da non superare) l’esplosione dei rifiuti a Napoli e la penosità dell’alloggiare sarebbero stati impensabili. Oggi siamo quasi venti di più (censiti) e l’Insolubile urbano è Hannibal ad portas.

E poiché il mare tutto quanto cambia per una pietra, e se non vogliamo aggiungere lavoro all’impazienza dell’angelo sterminatore, prima d’introdurre anche un solo essere tra i sette miliardi raggiunti e inarrestabili, in qualunque luogo siamo, e pur distantissimi dai duecento milioni che brulicano lungo il Gange meridionale, la cui onda sacra è ormai un sorso di peste pura, chi abbia un’intelligenza e un’etica deve rifletterci. La mia personale politica della famiglia è molto lontana dal coro.

Annunci

0 Responses to “L’assurda fabbrica di figli”



  1. Lascia un commento

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...




PD podcast

Per abbonarsi al podcast Copia il link associato a questa immagine in un aggregatore tipo iTunes, Juice, FeedReader....
Sottoscrivi il podcast nello store di iTunes... Su iTunes

Feed RSS

Per abbonarsi al podcast
giugno: 2007
L M M G V S D
« Mag   Lug »
 123
45678910
11121314151617
18192021222324
252627282930  

Blog Stats

  • 38,144 hits
website counter

    %d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: