Un notaio primo leader Pd

(6 Giu 07)

Barbara Palombelli

Caro direttore,
è una buona cosa che Flavia Prodi, moglie del premier, e Tina Anselmi, il volto più pulito della diccì di un tempo, mettano su una lista per il futuro Partito democratico, con la energica Marina Magistrelli, avvocata di fama? È un’ottima idea. Altre liste seguiranno: associazioni, ex girotondi, nuove e vecchie sigle torneranno in auge.

Sarà un’estate di fuoco. O meglio, di notaio: chi autenticherà nomi e sigle, di qui alla fine della stagione? Senza un format, anche la politica annaspa. E il reality democratico è ancora tutto da scrivere (ma se funzionerà, i diritti a chi andranno?).

Naturalmente, ciascun aspirante avrà la sua, e dunque nella Margherita avremo – come minimo – le liste Marini, Rutelli, Parisi, Franceschini, Letta, Fioroni, Bindi, forse Gentiloni e magari Realacci, unico ambientalista. Ma chissà che De Mita… non faccia pesare il suo carisma e i suoi seggi. E nei Ds si attendono al varco i sostenitori e le sostenitrici del favorito Veltroni, del classico D’Alema, dell’infaticabile Fassino, del moderno Bersani, della meravigliosa Finocchiaro e della più giovane Melandri, ma una lista forse è giusto che la promuovano anche Pollastrini, Turco e Anna Serafini, spesso legittimamente in dissenso con i loro capi. Sarà un modo, dicono, anche per contarsi.

Aggiungo. Per contare, per farsi vedere, insomma, per non essere fuori dal gioco futuro.

Ma ci si conterà a livello nazionale, regionale, locale? Ah, saperlo. Immaginate che giro di manifesti, adesioni, appelli, contrappelli, telefonate, inseguimenti dei volti dell’università, del giornalismo, della tivvù, della medicina. Non ci sarà un nome conosciuto nell’area dell’Unione che non sarà raggiunto da telefonate e da richieste. I promotori del Pd immaginano che fiumi di folle, composte dalla migliore società civile e guidate da facce giuste della ex partitocrazia, sciamino verso il Nuovo. Sperano, i saggi del comitato dei 45 del 14 ottobre, che migliaia di giovani accorrano, sgomitino, si accalchino, pur di mettere il loro nome in lista. Figurarsi, è per questo che due partiti, Ds e Dl, si sono suicidati nella scorsa primavera…

È per questo che il governo vacilla come non mai. Con almeno una decina di potenziali candidati in altrettanti ministeri, più un premier-leader, come si fa ad andare d’accordo? Il guaio è che qualcuno dovrà porsi il problema, di qui al 14 ottobre, di mettere ordine in questa confusa scampagnata elettorale. Per ora, soltanto Goffredo Bettini – il leader dei Ds romani che ha convocato una riunione nei prossimi giorni – sembra preoccuparsi.

Certo, ci sono guai più seri nel calendario italiano. Ma anche il reality democratico, senza un vero format, rischia di far esplodere non solo la maggioranza, ma di mettere in crisi le amministrazioni locali delle principali città.

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