La “road map” delle riforme

(4 Giu 07)

Vasco Errani
Quest’anno la Festa della Repubblica ha avuto un significato particolare per il richiamo forte del presidente Napolitano al «calo di prestigio e credibilità delle istituzioni».

Una preoccupazione condivisa. Non a caso recentemente le istituzioni del nostro Paese, governo, regioni, comuni, province, hanno assunto insieme un impegno preciso. L’impegno di lavorare di comune accordo per fissare nuove regole di funzionamento della macchina pubblica con l’obiettivo della qualità, dell’efficienza e del buon uso delle risorse.

Per me è un obiettivo importante, una vera autoriforma che ciascuno è chiamato a fare concretamente. Magari innescando un processo virtuoso che porti le istituzioni della Repubblica a pesare meno ma a contare di più: distinguendo meglio le funzioni e le competenze, eliminando sovrapposizioni, tagliando sprechi. Perché questo è il modo migliore per mettere in discussione tutti quei privilegi che stanno qui come nell’economia.

In ogni comunità che si rispetti tenere i conti in ordine è una condizione che consente trasparenza, controllo e buone relazioni. In questo caso è una condizione per avere istituzioni (e rappresentanti) autorevoli, concentrati sugli obiettivi da raggiungere, capaci di migliorare gli standard di qualità della Pubblica amministrazione. Il risultato è lontano? Nessuno se lo nasconde, come non ci nascondiamo le profonde differenze che percorrono il Paese. Ma anche l’Italia che funziona farebbe male a chiamarsi fuori, a nascondersi dietro un dito. Come fa male chi promuove qualunquismo e populismo. Perché invece il problema c’è ed è giusto prenderlo di petto.

Per questo occorre una vera autoriforma. Dico autoriforma perché non c’è qualcuno che viene prima e qualcuno che viene dopo, ma le scelte vanno fatte insieme, così come «insieme» la macchina pubblica funziona o non funziona. Perché qualità ed efficienza non sono il prodotto di un singolo amministratore ma vengono da un sistema istituzionale capace di tenere insieme e far lavorare ciascuna parte, dalla città alla regione, al governo centrale. E ognuno può e deve assumersi responsabilità precise su questa strada.

Sia chiaro, non dico: prima facciano altri, no. Le regioni, unitariamente, hanno detto che vogliono fare fino in fondo la propria parte, com’è giusto.

Proprio perché non vi siano equivoci, all’incontro con governo ed enti locali siamo andati con un documento che propone da subito di rivedere, sulla base della popolazione e in modo omogeneo, sia il numero dei consiglieri che i sistemi di indennità. Proponendo in questo modo un «Patto politico» per una riforma che razionalizzi enti e strutture.

È un primo documento che può aiutare a comporre rapidamente una road map di risparmi da portare avanti in modo coordinato con enti locali e Stato, senza sconti per nessuno.

Investendo su un sistema democratico partecipato ed efficiente, «evitando di seminare sfiducia facendo di ogni erba un fascio», come ha detto il presidente Napolitano nel suo messaggio per la Festa del Due Giugno.

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