Tutto quello che non accade, ma si può dire, tra Veltroni e gli altri aspiranti leader diessini

(24 Mag 07)

Uscire dalla tana
Forse è vero, come dice Gianni Cuperlo, che “discutere della necessità di nuovi leader è come spiegare le barzellette”. Nel senso che i leader si riconoscono dalla capacità di imporsi: se non si impongono vuol dire che non ci sono. Inutile dunque discuterne e affannarsi a spiegare una barzelletta che non fa ridere. E in questi giorni è sicuro che nel centrosinistra non serpeggia una grande ilarità: Massimo D’Alema, seguito da molti altri, vede il rischio di una crisi politica simile a quella dei primi anni Novanta. Ezio Mauro, su Repubblica, scrive di un “disincanto democratico” di cui proprio la sinistra, guidando il governo, avrebbe le responsabilità maggiori. Il Partito democratico, secondo Mauro, è l’ultima carta che le resta da giocare. L’impressione però è che manchi il giocatore: la personalità capace di definire nelle sue scelte concrete, incarnare e guidare un processo ambizioso come la costruzione di un nuovo partito. A questa obiezione D’Alema replica che il leader c’è e si chiama Romano Prodi. Ma lo stesso Prodi si è detto intenzionato a concludere con questa legislatura il suo percorso politico. La domanda è dunque se non sia questo il momento – con l’aprirsi della fase costituente – in cui nuovi leader dovrebbero emergere, se ci sono e se ne sono capaci. “Domanda legittima – risponde il senatore dell’Ulivo Goffredo Bettini, vicino a Walter Veltroni e considerato da molti come il vero dominus della sinistra romana – ma prima di scegliere il leader occorre costruire il partito, decidere come sarà organizzato, quale sarà la sua vita interna e soprattutto farne un partito veramente democratico”. Una volta eletta la costituente, quando “si comincerà a definire una struttura di partito quanto più possibile legata alla dimensione territoriale, nel modo più articolato e libero, così da rimescolare le carte tra partiti e società civile, a quel punto – e solo a quel punto – è bene che i diversi aspiranti leader si presentino con le loro idee e con il loro volto”. Oggi, al contrario, una corsa per la leadership sarebbe per Bettini solo un “rigurgito da vecchio partito”, una “corrida delle ambizioni personali”.
Un discorso che vale, naturalmente, anche per Walter Veltroni. “Ma non si può dire – aggiunge Bettini – che finora Walter abbia mancato di esplicitare un suo profilo politico e ideale, dalle lezioni su cos’è la politica al suo impegnativo intervento al congresso dei Ds. Penso però che sarebbe sbagliato volerlo spingere ora in una corsa per la leadership in cui oggi non ha minimamente intenzione di impegnarsi”. Adesso, da parte dei gruppi dirigenti, serve un “atto di umiltà solidale” per costruire il nuovo partito. Il tempo della corsa per la leadership verrà dopo.

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