L’irresistibile ascesa di Berluskozy

(10 Mag 07)

Ilvo Diamanti
Nicolas Sarkozy, appena eletto Presidente della Repubblica francese, aveva solennemente dichiarato l’intenzione di “rompere con le abitudini del passato”. Non ha perso tempo. La notte stessa, ha festeggiato con famiglia, amici e collaboratori stretti in uno dei ristoranti parigini di culto. Poi, sempre con la famiglia al seguito, é partito sul jet del finanziere Vincent Bolloré, per imbarcarsi su uno yacht, sempre di proprietà di Bolloré, dove ha trascorso qualche giorno di meritato riposo. E subito é scattata la polemica, in Francia, sollevata dagli uomini e dai media di sinistra.

Contro il prossimo Presidente. Imputato di ostentare la ricchezza (peraltro, neppure la propria). Di esibire e di sfruttare le relazioni con i “potenti” della finanza. In contrasto con la tradizione che impone alle massime autorità della Repubblica, in primo luogo il Presidente, di tenersi lontano dal potere economico e del consumo vistoso. O almeno: in pubblico. (Nel privato, il discorso cambia, visto che alcuni predecessori di Sarkozy sono sospettati di essere caduti in tentazioni pericolose e illecite…).

Tuttavia, in Francia, la forma é tutto. O, almeno, conta molto. Non per altro l’Italia continua ad essere guardata di traverso. Soprattutto Berlusconi. Per i suoi conflitti di interesse. E per lo stile. Per la miscela di pubblico e privato, di Stato e impresa. La villa in Sardegna trasformata in residenza della Repubblica (Italiana). Dove incontrare le massime cariche internazionali. Putin, Blair… Con tanto di bandana, foreste di cactus, fuochi d’artificio e battaglie navali. Avevano dedicato molto spazio, gli hebdo francesi, quelli popolari e quelli colti, allo scambio epistolare tra Veronica e Silvio. Per non parlare della visita delle giovani veline azzurre al Museo di Villa Certosa (per citare ancora Veronica). Con grande spreco di ironia mista a riprovazione.

Vedere il prossimo Presidente indulgere agli ozi e alle feste fastose ha sollevato clamore e un po’ di scandalo. Quasi un avvertimento, una minaccia preventiva: a non diventare come Berlusconi; a non ridurre la Francia come l’Italia. D’altronde, l’accostamento di Sarkozy a Berlusconi é diventato un tema ricorrente della campagna elettorale, da parte degli avversari politici. Tanto che, in molti punti di Parigi, si scorge ancora un adesivo che associa i due leader in un solo nome: Berluskozy. Non per compiacere Sarkozy, ovviamente. Per dispiacergli. Al quale, tuttavia, non è detto che l’accostamento dispiaccia.

Se è vero ciò che ha detto Berlusconi: “Sono io il modello di Sarkozy e infatti la prima telefonata dopo l’elezione l’ha fatta proprio a me”. Non per questo bisogna attendersi che il nuovo Presidente francese imiti troppo fedelmente il suo modello italiano anche durante il mandato, nell’esercizio della sua carica. (Dubitiamo che farà le corna ai colleghi nelle foto di gruppo, ai meeting internazionali). Però, è probabile che, in futuro, continui a interpretane lo stile da copertina, da protagonista dello spettacolo del potere e del potere come spettacolo.

D’altronde, la vacanza da ricchi, che tanto ha scandalizzato la sinistra francese e la stampa che le è vicina, non può essere considerata una svista, uno scivolone. Sarkozy è uso a preparare e a comunicare tutto, nei minimi particolari. Figurarsi se poteva costeggiare Malta sul mega yacht di Bolloré e pretendere di non essere osservato. Uno che ha sostenuto, in precedenti occasioni: “se un uomo politico è capace ed efficiente, non vedo perché, dovrebbe, in aggiunta, vivere anche modestamente”. L’ha fatto apposta, Berluskozy, per ribadire che la Repubblica di Chirac e Mitterrand è finita. E per vedere l’effetto che fa. Scommettendo che i francesi, in fondo, non sono poi così diversi dagli italiani.

E se gli elettori di sinistra (peccato non poterli apostrofare anche lui, come Silvio, comunisti…) si scandalizzano, quelli che hanno votato per lui (la maggioranza larga) lo guarderanno con indulgenza, ammirazione e un po’ di invidia.

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