Nonna Rai e il Grande Cartello

(15 Mag 07)

Massimo Gramellini
Si può raccontarla così: la società televisiva del marito della figlia di Bettino Craxi è stata comperata da un imprenditore televisivo figlio del migliore amico di Bettino Craxi. Oppure cosà…
Oppure cosà: la tv concorrente (per finta) della Rai ha acquistato gli unici programmi della Rai che la infastidivano sul serio: i Pacchi e Fabio Fazio. Sembra una mezza rivoluzione. Ma non è così, e neppure cosà. Nel Paese delle partecipazioni incrociate, dove controllori e controllati vanno a cena insieme dopo aver fatto finta di litigare davanti ai giornalisti e agli azionisti, non cambierà nulla neanche stavolta. Nella vita dei telespettatori nemmeno. Endemol resta nelle mani della stessa cordata milanese di prima, che conquista anche la casamadre d’Olanda. E Berlusconi non sarà mai tanto sciocco da raccomandare alla Endemol una concorrente del Grande Fratello (non più di quanto lo abbia fatto finché la Endemol non era sua, voglio dire) o da censurare l’unico programma di satira e cultura sopravvissuto a una programmazione serale devastata dall’idiozia. Né Striscia sarà tanto ingenua da sospendere di colpo le proprie inchieste sui presunti maneggi di Affari tuoi.

Un’azienda italiana che si espande all’estero è sempre una buona notizia. Stavolta però le buone notizie finiscono lì. L’acquisizione migliora i conti di Mediaset, non il livello delle serate televisive. Alla base dei due peggiori difetti della tv moderna – la lunghezza delle trasmissioni e la sostituzione dei professionisti con i dilettanti – c’è il desiderio di ridurre all’osso i costi. La berlusconizzazione di Endemol non farà che alimentare questo demone. Non potrà invece aumentare il disprezzo della tv nei confronti del pubblico, ma solo perché più di così è impossibile. Chi fa tv è sinceramente convinto di dover addomesticare un branco di cretini che, anche se ogni tanto vanno a teatro o a una mostra, quando si siedono davanti al video vogliono soltanto vedere corpi volgari, battute sceme e gare di rutti. Sarebbe bello sapere da quale ricerca segretissima i televisionari traggono queste loro incrollabili certezze. Forse esiste un carteggio misterioso che verrà rivelato da Dan Brown in uno dei suoi prossimi romanzi. Resta il fatto che ogni tentativo di elevare le menti fino al livello rasoterra, sollevandole dallo strapiombo di rimbambimento, anzi rimbambinimento, in cui sono cadute, è considerato peggio che paternalistico: antieconomico.

No, non cambierà nulla. Se non che l’operazione Endemol segna idealmente il passaggio dal regno di Silvio a quello di Piersilvio: dal Grande Fratello al Grande Cartello. Berlusca il Vecchio andava in giro per il mondo a comperare televisioni. L’erede preferisce acquistare chi fa programmi. Non è più furbo. È solo più giovane. Sa che i programmi, cioè i guadagni, dipendono sempre meno da chi li trasmette e sempre più da chi li produce. E sa che fra dieci anni chiunque ne avrà meno di sessanta guarderà la televisione attraverso la banda larga del telefono. Allora guadagnerà soldi solo chi possiederà quella banda e chi sarà in grado di farci viaggiare i suoi spettacoli.

In questa corsa di un trentenne verso il nuovo Eldorado telematico manca evidentemente all’appello Nonna Rai. Che ormai è più vecchia dei suoi telespettatori più vecchi e destinata a rimpicciolirsi e infine a estinguersi con essi. Mentre il competitore privato invade e conquista le società di programmi, i partiti continuano a litigare intorno alla tv di Stato per spartirsi poltrone di sottopotere alle quali non corrisponde più alcuna influenza, se non quella di piazzare i propri manutengoli. Se esistesse un minimo di lungimiranza e di buonsenso, la Rai dovrebbe essere venduta ai privati e il servizio pubblico rinascere non più come emittente ma come produttore televisivo. Una Endemol alternativa, capace di scommettere sulla qualità. Ma vedrete che anche quella, prima o poi, la farà un Berlusconi. A suo modo, naturalmente: Non è mai troppo tardi nuova versione, con la rossa del Grande Fratello al posto del maestro Manzi.

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