Archivio per 13 Maggio 2008

Internet, dalle tasse alle pagelle

13 Mag 08

Michele Ainis

Ci avete fatto caso? L’ultimo atto del governo Prodi, nonché il primo atto (annunciato) del governo Berlusconi hanno un denominatore comune: Internet. O meglio i fasti, le risorse, la potenza della Rete. E così ai primi di maggio – sotto il declinante impero di Prodi III – l’Agenzia delle entrate ha messo i nostri 740 sul video dei computer, facendoli rimbalzare da un angolo all’altro del pianeta; e così una settimana dopo – sotto il nascente impero di Berlusconi IV – il nuovo ministro per la Pubblica amministrazione e l’Innovazione ha dichiarato che a breve la vecchia pagella scolastica finirà nel cestino dei rifiuti, rimpiazzata da una pagella online, impalpabile ed eterea come le conoscenze che la scuola italiana somministra ai suoi studenti.

Diciamolo: l’annuncio di Brunetta ci fa tirare un sospiro di sollievo. Perché l’innovazione del ministro per l’Innovazione non si limiterà ai dati scolastici, ma in prospettiva si applica a ogni documento vergato dalla penna d’oca del burocrate, con l’ambizione d’informatizzare i rapporti tra lo Stato e il cittadino. E perché di carte, di bolli, di scartoffie non ne possiamo più. Le pratiche smaltite anno per anno dalle amministrazioni pubbliche sviluppano 350 mila metri cubi di carta, quanto basta per tappezzare l’intero territorio nazionale. E naturalmente costano ben più di un clic sul mouse, se è vero che ogni comunicazione burocratica vale 22 euro e 49 minuti di lavoro.

Sicché ben venga l’era digitale, tanto più in un settore dove la sete d’informazione degli utenti-alunni si coniuga con le preoccupazioni degli utenti-genitori, ansiosi di conoscere il rendimento del rampollo, la sua condotta, le assenze ingiustificate. Sarà per questo che in Lombardia la pagella online viene già sperimentata presso vari istituti. Sarà per questo che in Gran Bretagna il governo conta di realizzarla entro il 2010 per le medie, entro il 2012 per le elementari. Insomma stop alle bugie, alle firme contraffatte, ai voti taroccati. Nella scuola del futuro ogni genitore avrà il potere d’indagare fatti e misfatti della prole, giorno dopo giorno, attraverso l’occhio elettronico del web. Quanto al doposcuola, pure a quello c’è rimedio: per esempio propinando alla figliolanza un test sulla droga, sull’alcol, o qualche altra diavoleria chimica che ne attesti la verginità.

Sì, la pagella online è proprio una grande innovazione. E allora perché intanto che scrivo il mio respiro di sollievo si trasforma in rantolo? No, non è soltanto nostalgia d’un tempo ormai perduto, quando da ragazzo prendevo in mano quel cartoncino doppio col cuore palpitante, quando il responso dei docenti aveva un che di misterioso come il verdetto d’un dio. È che a quel tempo non avrei apprezzato, non sarei stato d’accordo, se i miei dati scolastici si fossero trovati esposti alla mercé d’ogni sguardo, foss’anche quello di mamma e papà. Mi sarebbe parsa una mancanza di rispetto, un’ingerenza, un’invasione. Allora, però, non c’era Internet. Adesso c’è, e a quanto pare non possiamo farne senza. Però c’è almeno una preghiera da rivolgere al Signore delle Reti: che le pagelle restino consultabili soltanto fra le mura domestiche, pardon, soltanto fra i computer di casa. Se non altro eviteremo figuracce con chi ci osserva da lontano.

L’antifascismo con la destra al potere

13 Mag 08

Gadi Luzzatto Voghera

Un ex fascista alla presidenza della Camera, uno alla guida della capitale del Paese, tutto questo in una Repubblica fondata sui valori della resistenza. Paura degli ossimori? Paura di un ritorno al passato? In fondo, l’affermazione dei peggiori regimi fascisti europei è passata attraverso normali percorsi democratici e non dopo sanguinosi golpe militari.

Non è mai bene ricorrere ai déjà vu nell’analisi delle situazioni politiche, e francamente la strategia di gridare «al lupo» per i trascorsi della nuova leadership della destra italiana non ha ottenuto risultati soddisfacenti negli ultimi quindici anni. A sinistra si è preferito chiudersi a riccio, a difesa di una «democrazia fondata sui valori dell’antifascismo», si è optato per la demonizzazione dell’avversario, concepito come una sorta di alieno, e alla lunga si è perso il contatto con la realtà sociale del Paese.

La sinistra ha abdicato alla sua vocazione principale: elaborare una proposta di governo partendo da un’analisi spassionata della realtà economica e sociale, indirizzando le scelte verso un riequilibrio delle disparità sociali. Più risorse e più servizi a chi sta male (agli emarginati, alle classi disagiate, ai malati, agli anziani, alle giovani famiglie), in un’ottica riformista. Giacché oggi tutta la sinistra è fondamentalmente riformista, anche perché una sinistra «rivoluzionaria» non riuscirebbe a garantirsi un futuro politico (a meno che non si scelga la strada delle Brigate Rosse, che tuttavia più che rivoluzionarie sono criminali).

Al governo la sinistra ha assunto la faccia seriosa di chi si occupa con competenza di risanamento dei conti, senza concedere nulla ai numerosi segnali d’allarme lanciati dalla società e in questo modo ha rinunciato ad ascoltare la società stessa, preferendo assumere l’atteggiamento (assai snob e paternalistico e assai poco di sinistra) di chi ti governa e ti educa perché «lui sa» qual è il bene per te. E – d’altra parte – la sinistra antagonista al governo ha tristemente continuato a dispensare i suoi «no» a tutto, senza riuscire in alcun modo a incidere su problemi cronici del nostro Paese quali la carenza di infrastrutture e di un sistema di trasporti integrato, la programmazione di una strategia energetica di lungo periodo, la riorganizzazione del sistema di smaltimento dei rifiuti, il risanamento del territorio, l’attuazione di una strategia dell’accoglienza e dell’integrazione dei migranti, la riorganizzazione del sistema di sicurezza nel territorio nazionale con la semplificazione e la razionalizzazione dei nostri corpi di polizia (siamo l’unico Paese al mondo con almeno una decina di corpi separati che si detestano e spesso si ostacolano).

Di fronte a questa Waterloo politica, ha ancora senso chiedersi se ci fanno paura gli ex fascisti al governo? Ha senso fare gli offesi se Berlusconi o la Moratti non partecipano alle celebrazioni per il 25 Aprile? Forse sarebbe più utile – nel mantenere il riferimento ai valori della democrazia fondata sulla resistenza antifascista – smettere di «celebrare» la memoria e cominciare a lavorare sulla memoria stessa per fare sì che questa diventi uno strumento utile per interpretare la realtà del presente. Oggi, che si affaccia sulla scena politica un partito nuovo (ed è veramente nuovo) come il Pd, radicato nel territorio, con un seguito consistente e con una prospettiva di cinque anni di lavoro organizzativo e di opposizione costruttiva; oggi, che al governo c’è una destra che non compie l’errore di richiamarsi al passato remoto delle radici fasciste; oggi è possibile costruire un ragionamento più compiuto sulle ferite lasciate in questo Paese dal suo passato fascista. Lo si dovrà fare per forza, perché si affaccia nel breve periodo l’inderogabile compito di mettere mano a una revisione profonda della nostra Costituzione, e se la sinistra rimarrà legata a una visione retorica e celebrativa del passato non riuscirà a contribuire in prospettiva e a incidere sull’elaborazione di un patto costitutivo condiviso.

L’eterna baruffa D’Alema-Veltroni

13 Mag 08

Emanuele Macaluso

Sono molti i giornali che hanno commentato negativamente, a volte con espressioni sprezzanti, la riproposizione del vecchio film in cui si svolge il duello, senza morti e feriti, tra Veltroni e D’Alema.

Michele Serra domenica scorsa su Repubblica, nella sua rubrica, scriveva: «L’idea che l’opposizione possa ripartire da un remake della vecchia baruffa D’Alema-Veltroni non è neanche triste. È pazzesca nel senso letterale della parola». È vero, quel film è inguardabile. Ma siccome, checché ne pensi Serra, la baruffa non si svolge in un manicomio e i protagonisti non sono pazzi ma dovrebbero guidare l’opposizione al governo Berlusconi, bisogna chiedersi come mai e perché si ripropongono quei vecchi scenari. E a chiederselo dovrebbero essere soprattutto coloro che hanno auspicato e salutato la nascita del Pd come evento «epocale» che seppelliva il passato dei partiti che vi confluivano e apriva l’era nuova della politica.

A riflettere sul «caso» dovrebbero essere i tanti che osannarono l’elezione di Veltroni a segretario del Pd attraverso le «primarie» come moderna investitura che finalmente cancellava gli antichi e superati riti congressuali celebrati negli antichi e superati partiti politici. Una novità quella delle «primarie» all’italiana, voluta non solo da Veltroni ma anche da D’Alema, Marini, Fassino, Rutelli e altri. Ora, invece, si dice che siamo punto e daccapo. D’Alema al giornalista del Tg3 che gli chiedeva se stava costituendo una corrente, replicava, con ragione, che le correnti nel Pd c’erano già e bastava guardare come si davano gli incarichi. La stessa osservazione, successivamente, l’hanno fatta l’on. Parisi e gli «ulivisti».

A mio avviso il problema non sta nel sapere se ci sono o no le correnti nel Pd, ma se hanno o no una base politica. Quesito essenziale per capire se siamo di fronte a una «baruffa» tra due oligarchi che da tempo si contendono il controllo nei partiti in cui hanno avuto un ruolo. A chi segue la vicenda politica italiana e particolarmente quella della sinistra, è più agevole capire quale fu il contrasto politico tra Pietro Ingrao e Giorgio Amendola negli Anni Sessanta nel Pci (un partito in cui vigeva il centralismo democratico), che quello che ha contrapposto negli Anni Novanta e nel 2000 Veltroni e D’Alema che agivano in partiti (Pds-Ds-Pd) che avrebbero dovuto praticare una dialettica politica aperta, pubblica, leggibile a tutti.

In verità Amendola e Ingrao fecero battaglie politiche, anche aspre ma politiche, e si capiva che il primo guardava con interesse l’avvento del centrosinistra con i socialisti al governo e il secondo lo considerava un fatto negativo, frutto di un neocapitalismo che tendeva a inglobare la classe operaia nel sistema. Quindi, schematicamente, il primo era considerato di «destra» e l’altro di «sinistra». Negli ultimi quindici anni D’Alema e Veltroni sono stati a «destra», a «sinistra» e al «centro» in rapporto a vicende interne al loro partito e non agli sviluppi della situazione politica e sociale. L’investitura di Veltroni con le «primarie» senza competitori, senza mozioni diverse, non è stato un momento di chiarezza per la discussione nel Pd e fuori di esso. Basti pensare a come è stato affrontato nella campagna elettorale l’operato del governo e dello stesso Prodi. Il quale è stato «l’inventore» del Pd e il suo primo presidente, mentre oggi senza un dibattito politico è solo un pensionato. Luca Ricolfi nel suo editoriale sulla Stampa di domenica ha scritto che «il Pd è alla ricerca di una identità» e dice che non l’ha trovata perché non ha una politica rispetto ai temi che travagliano i blocchi sociali nelle fasi in cui si scompongono e ricompongono. Vero.

Ma questa incapacità a scegliere si ripropone sul terreno più squisitamente politico: nel corso della campagna elettorale Veltroni esaltava la vittoria di Zapatero mentre nel Pd si denunciava il «pericolo di una deriva zapaterista». Insomma, le correnti senza una base politica sono solo giochi di potere, ma il falso unanimismo nasconde sempre giochi di potere. Oggi nel Pd sarebbe necessario un dibattito politico aperto con documenti politici chiari su cui votare per costruire maggioranze e minoranze non in guerra, ma dialetticamente in competizione. Altrimenti ha ragione Michele Serra: le contrapposizioni tra D’Alema e Veltroni sono solo baruffe per gestire poi insieme il partito. Anche questa scelta connota l’identità del Pd.


PD podcast

Per abbonarsi al podcast Copia il link associato a questa immagine in un aggregatore tipo iTunes, Juice, FeedReader....
Sottoscrivi il podcast nello store di iTunes... Su iTunes

Feed RSS

Per abbonarsi al podcast

 

Maggio: 2008
L M M G V S D
« Apr   Giu »
 1234
567891011
12131415161718
19202122232425
262728293031  

a

Blog Stats

  • 29,936 hits
website counter