(8 Mar 0
Andrea’s version
…diciamo così, da maschio, sentirsene protagonista col senso di colpa e l’indegnità del caso, anzi, del ruolo, riflettere senza la minima capacità di esagerare su un mucchio di cose, trovarsi a proprio agio con qualche decina di persone mai viste, a parte Gabriella e Anita a pranzo, ed Emma poi, tutte talmente affascinanti da fingere interesse per le tue parole, e insomma, stare allegro.
E ascoltare, e sentire di aborto e mica di aborto, e pensare la tua, e salutare qualche vecchio amico come al più sereno dei funerali. Dimenticando quindi, per un paio di orette, le solite minchiate, il dibattito elettorale, i giornali, la monnezza di Napoli, Annozero, Che tempo che fa, Natalia Aspesi, Corrado Augias, Marcello Veneziani, Luca Telese, Marcello Pera, lo scudetto dell’Inter, il giornalismo d’inchiesta, alcuni onorevoli parenti di alcune vittime, Veltroni, Berlusconi (il quale resta l’Amor nostro), o Andreotti e l’inesperta Madia. Finché.
Finché dal palco senti: “50 milioni di aborti l’anno, nel mondo. Come cancellare un’Italia ogni anno”. Un’Italia all’anno. In meno. Nel mondo. Anno dopo anno. E ti domandi: perché no?



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