(23 Mar 07)
Riccardo Barenghi
Nasce il Partito democratico, Bertinotti si scopre socialista insieme con il Correntone Ds. E arriva la scissione massimalista
Saranno scissioni e riunificazioni, scomposizioni e ricomposizioni, scontri e incontri, polemiche e abbracci, coltelli e fratelli, compagni e traditori. Saranno partiti che muoiono e partiti che nascono, fondazioni che si fondono, simboli che scompaiono e rispuntano, cantieri che si aprono e congressi che si chiudono, riviste che fanno trend anche se nessuno le legge. Saranno due anni duri per il centrosinistra italiano, alle prese con il futuro di se stesso mentre c’è un paese da governare e un governo da dirigere, ammesso che il governo reggerà. Ma alla fine, visto da oggi e quindi con tutti i margini di errore di una profezia fatta da chi non è un profeta, il panorama non sarà quello attuale. Semmai quest’altro.
Mettiamo il caso probabile che il Partito democratico nasca sul serio, e che quindi il grosso dei Ds e tutta la Margherita si riuniscano in una stessa forza politica. Mettiamolo, ma senza occultare gli ostacoli che i protagonisti dell’avventura incontreranno – e già incontrano – sulla loro strada. Chi perderà pezzi alla sua sinistra e chi dovrà fare i conti con quelli che hanno paura di essere mangiati dai (post) comunisti, chi dovrà far finta di cedere potere nelle sue regioni (rosse) e chi dovrà fingere di ripulire il suo ceto politico nelle sue regioni (bianche). Chi dovrà metterci più soldi (i Ds) e chi ci metterà più clientele, chi spingerà per affiliarsi ai socialisti europei e chi ai socialisti è allergico. Tutti comunque faranno a gara a chi c’ha più rapporti con poteri che contano, dagli industriali al Vaticano, dai sindacati alle corporazioni. Ma tra un compromessino (storico) e l’altro, una rinuncia e l’altra, un colpo al cerchio e uno alla laicità, alla fine questo benedetto partito si farà. Dove arriverà non si sa, comunque partirà.
Nell’attesa che parta, alla sua sinistra i giochi si sono già aperti. E qui è un pullulare di partiti e partitini, gruppi e gruppetti, associazioni e singoli pensatori, compagni ubbidienti e dissidenti irriducibili, correnti e correntoni. Comunisti, socialisti, trotzkisti, sindacalisti, ambientalisti… riusciranno tutti questi radicali di sinistra a mettersi insieme dentro un qualcosa che compensi e faccia da contraltare al partito dei riformisti, magari alleandosi con loro per governare il Paese? Tutti no, qualcuno forse sì. Rifondazione comunista, per esempio, è la forza principale di questa galassia. Ma sarà ancora comunista tra due anni? Lo sarà ma non lo sarà. Lo sarà, perché prima di buttare via quel nome e quel simbolo (sul mercato vale tra l’1,5 e il 3 per cento), bisogna andarci cauti. Ma non lo sarà, perché ha intenzione di uscire dal suo porticello e navigare in mare aperto. Che ormai si chiama socialista, tanto che da qualche tempo il suo leader Fausto Bertinotti parla solo di socialismo, di socialisti, di sinistra (europea), ma di comunismo niente, scomparso, defunto. L’aggettivo non c’è più. E non per caso: Bertinotti sa bene che il futuro della «sua» sinistra non potrà essere comunista, d’altra parte neanche il presente lo è più. Socialisti poi si definiscono quelli del Correntone Ds, che non entreranno nel Partito democratico ma che hanno urgente bisogno di una nuova casa che li accolga. Che non può essere comunista anche se andrà costruita insieme ai comunisti (ex a quel punto) di Rifondazione.
E poi socialista suona meglio, quanti socialisti ci sono ancora in Italia, e socialisti sono pure quelli che non sono del Correntone, Angius, Caldarola e tanti altri, e poi ci sono i socialisti di nome e di fatto come Boselli, che il Partito Democratico proprio non gli piace, e hai visto mai un domani che pure l’antico socialista Boselli non si ritrovi col neo socialista Bertinotti. Il quale poi non fa mica un grande sforzo, lui socialista lo era alle origini, sinistra lombardiana nel Psi e poi nel Psiup. La sua cultura politica è socialista, comunista lo è diventato più per necessità che per virtù. E ancora, non sono socialisti quelli europei, e non parlava di «socialismo o barbarie» Rosa Luxemburg, che pure era comunista come Franco Giordano, che però oggi la cita e spiega che la nuova frontiera è appunto socialista? E infine, non è proprio questo glorioso aggettivo in grado di mettere in crisi e magari attrarre tutti quei diessini che si sentono socialisti, e l’idea di morire rutelliani proprio non gli va giù? Tanto più che lì dentro la loro laicità non sarebbe, diciamolo francamente, valorizzata. Dunque socialismo, la parola magica che dovrebbe significare quantomeno la socializzazione dei mezzi di produzione: obiettivo poco realistico nel nostro tempo, ma tant’è, l’importante è suggestionare, evocare, illudere, far finta di crederci. Tutti socialisti allora, Bertinotti e i suoi comunisti, Mussi e il suo Correntone ormai correntino (viaggia attorno al 15 per cento nei congressi e chissà in quanti lo seguiranno nell’uscita di sicurezza), Diliberto e Rizzo, che pur di non restare soli, sono pronti a dimenticare di chiamarsi comunisti. E mettiamoci pure i Verdi, che socialisti non sono ma che alla fine potrebbero pure diventarlo, per giusta e opportuna causa.
Alla sinistra della sinistra però qualcuno e qualcosa non ci sta. E così ci sarà (ci sarebbe) una nuova scissione in Rifondazione, i trotzkisti del dissidente più famoso dopo Bucharin, cioè Turigliatto, e del suo compagno Cannavò, magari insieme al sindacalista Cremaschi e all’intellettuale Revelli e ai dieci, cento movimenti sparpagliati in giro per l’Italia, forse loro un altro partitino comunista o comunque molto radicale, il più radicale che si sia mai visto dagli anni settanta, lo farebbero pure. Anzi già lo stanno pensando, forse facendolo. Non a caso Cremaschi, che pure la tessera di Rifondazione ce l’ha in tasca, non perde occasione per ripetere che il progetto del suo partito è fallito e che dovrebbe uscire dal governo per non morire. Se non è questa la premessa per una nuova «soggettività politica» (così la sinistra chiama i partiti in fieri), poco ci manca.
Morale della profezia, alle Europee del 2009 – che magari coincideranno con quelle politiche anticipate – potremmo avere un centrosinistra così scomposto e ricomposto (nuova legge elettorale permettendo). Un bel Partito democratico che va da Fassino a Rutelli, passando per D’Alema, Veltroni e tutti gli (ex?) democristiani: previsione elettorale, 30-32 per cento. Un Partito socialista e di sinistra che va da Bertinotti a Mussi, passando per Diliberto e Pecoraro (con un Boselli in panchina): previsione elettorale, 10-13 per cento. Un partito massimalista che acchiappa tutti quelli che non sono né democratici né socialisti: previsione elettorale, 1-2 per cento (se gli va bene). Un Mastella che non sappiamo che farà e non lo sa nemmeno lui: previsione elettorale non pervenuta. Un Di Pietro idem. Un Prodi che nel frattempo forse, chissà, non sarà più al governo.


