(14 Mar 07)
Paolo Martini
I problemi mediatici del Professore
Ieri mattina, quando le Tavole della Legge della televisione si sono abbattute sui palazzi di Roma, c’è stato persino chi voleva cercare nei dati dell’Auditel le prove di un fantomatico complotto. Bel risultato per il segnale di distensione col partito-Mediaset! Secondo la versione del tranello mediatico, che impazza anche sui blog, il Matrix con Prodi è stato infarcito apposta di interruzioni pubblicitarie. E qualcuno addirittura vaneggiava di una manina «nemica» al trucco. Ossessioni dietrologiche, che nulla tolgono alla sostanza dei fatti: chi sa guardare con intelligenza le cose della tv e della politica, in fondo poteva scommetterci che sarebbe andata esattamente così.
Prodi con coerenza affronta la tv «contropelo», senza espedienti, e il risultato d’ascolto non può essere diverso. Forse lo staff del premier, che a quanto si è visto aveva così bene preparato i contenuti del botta-e-risposta con Mentana, doveva prima di tutto lavorare sull’immagine. Potevano dare una qualche indicazione almeno al regista: l’immagine del premier, con quel volto così ampio, sul primissimo piano purtroppo rischia sempre l’Effetto-Maschera. L’altra sera, poi, molti hanno notato un certo difetto in più sul lato sinistro del primo piano, con l’arcata sopracciliare un po’ calante che fa troppo dopo-kappaò da crisi di governo. Era meglio forse optare per un cambio di montatura degli occhiali (quella trasparente si è rivelata controproducente) e concedere qualche minuto in più alla «truccatrice berlusconiana» (sì, era la stessa). Un’incipriatina veloce è inutile sotto le luci sparate dello studio di Matrix. Poi ci sono i piccoli segnali, come la scelta della cravatta, soprattutto per le dimensioni del nodo, troppo largo e un po’ allentato. Quisquilie. Ma il pubblico per tutta la puntata si è chiesto dove guardava Prodi, soprattutto dopo le battute a effetto. Quando non puntava dritto in camera e nemmeno verso l’interlocutore diretto, scrutava ansioso verso sinistra. Cercava qualcuno di preciso, cioè i suoi Sircana e Brancoli, seduti lì in prima fila, ma il risultato era l’effetto-skilift dello sguardo che s’agganciava verso un interlocutore indeterminato. Del resto, non è da ieri che Romano Prodi appare anti-televisivo, e un po’ ci marcia pure. Spiega un suo amico e consigliere: «Purtroppo non riesce a essere se stesso di fronte alle telecamere, gli scatta l’insicurezza e allora eccede nella preparazione». Una singolare analogia, anche questa, con Berlusconi.
Al giudizio dell’Auditel Prodi risulta comunque vittima della feroce controprogrammazione, forse sottovalutata. I danni più seri li ha fatti Italia 1 con le Iene, che veleggiavano sopra il 30 per cento degli spettatori. Del resto, il giorno forte di Mentana non è il lunedì, a parte il caso, la settimana scorsa, di Paolo Bonolis dopo le polemiche su Sanremo (23 per cento). Ma si è vista anche l’abilità mediatica di Bruno Vespa, che ha voluto dare una bella lezione a tutti con l’antipuntata di Anno Zero su un tema forte e caldo come i Dico. Così Raiuno garantiva lo spettacolo del contraddittorio sulla scia dell’incidente Santoro-Mastella a Raidue, proprio mentre Prodi teorizzava l’impossibile ritorno alla tv pedagogica e ufficiale. Non sarebbe male fermare questo corto circuito. Ma se lo scopo è appassionare di nuovo il pubblico alla politica, bisognerebbe affrontare sfide come il Question time della Bbc inglese: un programma dove i politici si devono confrontare con un campione rappresentativo della popolazione, civilmente e apertamente, senza sapere in anticipo né i temi né le domande. Altro che interviste-camomilla.